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Fontanamare

Spiaggia Fontanamare

Fontanamare

Fontanamare è l’ultima spiaggia del golfo di Gonnesa, facente parte dell’omonimo comune.

La spiaggia è delimitata da una scogliera e dai resti del porto minerario ed è caratterizzata da sabbia dorata e fine, un fondale mediamente basso e sabbioso e un mare che ha tonalità di verde e azzurro.

I ruderi dell’impianto minerario, risalenti all’Ottocento, erano legati alle attività di estrazione di alcuni minerali che avveniva in questa zona, vicino all’antico porto minerario di Masua.

Da qui si possono ammirare le dune di Gonnesa, modellate dal vento di Maestrale che batte spesso su questo territorio, rendendolo idoneo alla pratica di sport come kitesurf e windsurf.

La spiaggia è parecchio affollata durante i mesi estivi e presenta un punto di ristoro e un ristorante vicino all’area di sosta.

Partendo da Cagliari, si raggiunge la spiaggia di Fontanamare percorrendo la S.S. 130 in direzione di Iglesias e imboccando la S.S.126 dopo aver preso l’uscita per Gonnesa. Si procede dritti fino al km 30 della statale e si prende l’uscita per Nebida; da qui si prosegue lungo la S.P. 83 sino all’area di sosta della spiaggia di Fontanamare.

Plag’e Mesu

Plag'e Mesu Gonnesa

Plag'e Mesu

La spiaggia di Plag’e Mesu si trova nel territorio di Gonnesa, lungo la costa sud occidentale della Sardegna.

Come si può capire dal nome “Spiaggia di Mezzo” è la spiaggia centrale del golfo di Gonnesa e si presenta come una grande spiaggia di sabbia bianca a grani medi.

Il fondale, di profondità media, è sabbioso e vi è la presenza a tratti di scogli e rocce.

Grazie alla presenza del Maestrale, è spesso meta di surfisti e di coloro che praticano diving, data la grande varietà di pesci.

Durante il periodo estivo è abbastanza affollata ed è attrezzata con diversi punti ristoro e servizi per il noleggio di ombrelloni e lettini, oltre che canoe e pedalò.

Nelle vicinanze della spiaggia si trova un bunker risalente alla Seconda Guerra Mondiale e diversi siti archeologici, tra i quali il Complesso Nuragico Seruci, il Nuraghe sa Turritta e il Nuraghe Gennerei.

Dalla spiaggia è possibile ammirare Pan di Zucchero, uno dei faraglioni più famosi della Sardegna.

Per arrivare a Plag’e Mesu da Cagliari bisogna dirigersi verso la S.S. 130 in direzione Iglesias ed proseguire verso Gonnesa imboccando la S.S. 126. Si gira a destra all’incrocio con segnalazione per Plag’e Mesu e si arriva fino all’area di sosta.

Sa Punta e S’Arena

Sa Punta e S'Arena Gonnesa

Sa Punta e S'Arena

La spiaggia Sa Punta e S’Arena è posizionata nel territorio di Gonnesa, lungo la costa dell’Iglesiente, a nord di Porto Paglia e prima della spiaggia di Plag’e Mesu.

Il nome significa “La punta della sabbia” e deriva da una protuberanza della sabbia che si raccoglie intorno a un gruppo di scogli.

L’arenile ha una lunghezza di circa 700 metri ed è caratterizzato da una sabbia dorata a grani medi.

Le sfumature del mare variano dal verde al turchese e le acque limpide fanno notare un fondale sabbioso e mediamente basso, dove è possibile ammirare un’interessante varietà di fauna e flora marina per gli amanti di snorkeling.

Per raggiungere l’acqua bisogna percorrere qualche metro in discesa nella sabbia grigia. La presenza di venti è imprevedibile in questa zona ma non per questo è meno frequentata dai turisti, anzi durante il periodo estivo è parecchio affollata, ma grazie alla sua conformazione, non si ha mai la sensazione di essere troppo “stretti”.

Il panorama che si presenta davanti alla spiaggia è unico, infatti si ha la possibilità di scorgere le colline e la costa di Masua e la bellissima sagoma di Pan di Zucchero, un promontorio roccioso in mezzo al mare che, se osservato da una certa distanza, sembra essere collegato al roccione che lo fronteggia.

Sulla spiaggia è presente un chiosco e vi è la possibilità di noleggiare ombrelloni e lettini.

Per raggiungere Sa Punta e S’Arena dal centro di Iglesias, si deve percorrere la S.S. 126 in direzione di Gonnesa. Dopo 9 km si svolta a destra sulla S.C. Plage Mesu e si procede dritti per poi svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per “Sa Punta e S’Arena”. Da qui si giunge alla spiaggia.

Porto Paglia

Porto Paglia Gonnesa

Porto Paglia

 La spiaggia di Porto Paglia si trova nel comune di Gonnesa, nella costa sud ovest della Sardegna.

Il nome deriva dall’omonima tonnara che venne costruita nel Settecento sul colle che la domina, tutt’oggi visitabile.

L’arenile è composto da sabbia grigia con sfumature tra l’ambrato e il dorato, molto fine e compatta; il fondale risulta abbastanza basso e sabbioso con la presenza di qualche ciottolo e scoglio.

Il mare, solitamente limpido, è di colore verde e turchese con una policromia di sfumature; molto spesso il golfo crea però correnti improvvise, situazioni ideali per chi pratica windsurf.

Se si guarda verso nord si possono individuare le altre spiagge: Sa Punta e S’Arena, Plag’e Mesu e Fontanamare; verso sinistra invece si può scorgere vicino agli scogli una chiesetta che è stata costruita ad uso dei tonnarotti. Oltre a questa costruzione, si possono notare anche i resti di una delle torri costruite dagli spagnoli per salvaguardare la costa.

Sulla spiaggia vi è la presenza di un’area di ristoro con possibilità di noleggiare ombrelloni e lettini.

Porto Paglia è raggiungibile percorrendo la S.S. 130 in direzione Iglesias, se si arriva da Cagliari. Si prende lo svincolo per Gonnesa e, superato il paese, si prosegue lungo la S.S. 126, girando all’uscita per Portoscuso/Portovesme e procedendo fino all’incrocio con la segnaletica per Porto Paglia. Svoltando a destra si arriva alla tonnara e alla spiaggia.

Fluminimaggiore Cosa Vedere

Fluminimaggiore Sardegna

Tempio di Antas

Fluminimaggiore Sardegna

Tra le montagne di Fluminimaggiore si trova la valle di Antas, adagiata ai piedi del bastione calcareo di Punta Conca S’Omu, è stata dimora e luogo di culto fin dal lontano periodo nuragico.

Le antiche popolazioni, delle quali rimane un piccolo insediamento abitativo e una zona di sepoltura, percorrevano un antico sentiero che metteva in comunicazione la valle con la vicina Grotta di Su Mannau, dove è testimoniata la pratica del culto delle acque.

L’unicità della valle è determinata dalla presenza del Tempio punico-romano restaurato e ricostruito negli anni ’60, risalente al III sec. a.C.: in stile tetrastile, è sormontato da un’iscrizione che conferma l’adorazione del dio Sardus Pater Babai.

 

Al di sotto del Tempio sono visibili i resti di un luogo di culto Cartaginese (500 a.C).

Dal Tempio, seguendo un sentiero che si inoltra nella lecceta, si raggiungono le cave romane utilizzate per l’estrazione dei blocchi calcarei necessari alla costruzione del Tempio di Antas.

Fluminimaggiore Sardegna

Grotte di Su Mannau

Fluminimaggiore Iglesias

Le Grotte di Su Mannau, nel territorio di Fluminimaggiore, sono tra le più note e belle della Sardegna, sia per la straordinaria lunghezza di circa 8 km, sia per il corso fluviale interno.

In epoca prenuragica la grotta era destinata al culto delle acque, nasce da due piccoli torrenti, che nel corsi dei millenni hanno creato imponenti gallerie ornate di bellissime calciti e aragoniti.

Il percorso turistico si estende per circa 800 metri ma sono possibili anche visite speleologiche guidate. Le escursioni, indirizzate anche a coloro che si avvicinano per la prima volta alla speleologia, hanno una durata che varia dalle 3 alle 8 ore.

Le Grotte di Su Mannau si trovano nella strada, immersa tra le verdi montagne, che collega il paese di Fluminimaggiore alla cittadina di Iglesias.

Museo Etnografico

Il Museo Etnografico di Fluminimaggiore è stato realizzato all’interno dell’Antico Mulino ad acqua Licheri risalente al 1700.

L’esposizione all’interno del mulino consente di cogliere alcuni aspetti salienti della cultura popolare sarda e del ciclo della vita legata all’attività agro pastorale.

Ben 10 spazi espositivi raccontano la pastorizia, l’agricoltura, le diverse fasi di produzione e lavorazione del grano e gli antichi mestieri come il ciabattino e l’arrotino dal 1850 Agli anni ’60 del XX sec..

Fluminimaggiore Sardegna

La Storia

Il territorio di Fluminimaggiore è caratterizzato dalla presenza di testimonianze di età prenuragica, nuragica, fenicio-punica e romana.

Nel medioevo il villaggio di Fluminimaggiore faceva parte del Giudicato di Cagliari. A partire dal 1258, alla caduta del giudicato, passò sotto la dominazione dei Pisani e nel 1324 venne conquistato dagli Aragonesi e inserito all’interno del Regno di SardegnaDurante la dominazione aragonese venne concesso in feudo a Nicolò Gessa e successivamente agli Asquer.

Nel 1650 il paese venne distrutto in una delle incursioni barbaresche, molto frequenti in quel periodo. Nel 1704 venne concesso, dal visconte Asquer, l’atto di ricostruzione dell’antico villaggio di Flumini Major, di cui i primi abitanti provenivano dal paese di Terralba. Nel 1839, con la soppressione del sistema feudale, il paese venne riscattato.

Nella seconda metà del 1800 il paese ebbe un grosso incremento demografico a causa della crescente attività di estrazione mineraria. All’inizio del 1900 Fluminimaggiore e Buggerru entrarono al centro delle rivendicazioni operaie, che culminarono con l’eccidio di Buggerru nel  mese di settembre del 1904.

Con la crisi del sistema minerario del Sulcis, l’economia di Fluminimaggiore venne colpita duramente, con l’aumento progressivo della disoccupazione che causò l’emigrazione della popolazione.

Portixeddu

Fluminimaggiore Sardegna

Spiaggia di Portixeddu

La Spiaggia di Portixeddu, chiamata anche Portisceddu, è la zona di balneazione più conosciuta nel territorio di FluminimaggioreL’arenile si trova a poca distanza da Capo Pecora, all’estremità più ad ovest del Sulcis-Iglesiente.

Portixeddu è separata dalla Spiaggia di San Nicolò dalla foce del Rio Mannu ed è composta da sabbia dorata e molto fine.

La spiaggia è molto estesa e sono presenti delle dune caratterizzate dalla presenza di gigli e macchia mediterranea.  Dietro le dune, si trova un esteso bosco di pini dove poter mangiare e riposarsi durante le giornate più calde.

Il mare è trasparente e cristallino, dai colori che variano dal verde all’azzurro con un fondale basso e sabbioso.

Nella parte finale della spiaggia si trova l’abitato di Portixeddu che dispone di numerosi servizi per i bagnanti  quali ristoranti e strutture ricettive.

Spiaggia di San Nicolò

Buggerru Sardegna

Spiaggia di San Nicolò

La Spiaggia di Nicolò si trova a nord della Spiaggia di Buggerru, nella costa chiamata Costa Verde.  È separata dalla Spiaggia di Portixeddu, che si trova nel territorio di Fluminimaggiore, dal Rio Mannu, ma ad una prima vista sembrano un’unica lunghissima spiaggia.

L’arenile è caratterizzato da sabbia dorata e molto fine, che comprende dune e una fitta macchia mediterranea. Il contrasto che salta subito all’occhio è dato dalla contrapposizione del verde della vegetazione all’azzurro del mare. Quest’ultimo ha un fondale basso, ideale anche per i più piccoli e vi è la presenza di scogli bianco nella parte sud della spiaggia.

Grazie al vento di maestrale che soffia spesso, il mare regala onde ideali per gli amanti del surf.

La spiaggia presenta punti di ristoro, un’edicola e la possibilità di noleggiare attrezzatura. Inoltre vi è, poco distante, un parcheggio adatto alla sosta di camper.

Spiaggia di Buggerru

Buggerru Sardegna

Spiaggia di Buggerru

La Spiaggia di Buggerru si trova a ridosso del centro abitato, sulla destra del nuovo porticciolo turistico.

La distesa di sabbia chiara si immerge in splendide acque trasparenti di varie tonalità di azzurro e verde. Il fondale si presenta basso e sabbioso.

Trovandosi nei pressi del paese di Buggerru, la spiaggia ha a disposizione tutti i principali servizi.

Cala Domestica

Buggerru Sardegna

Cala Domestica

La spiaggia di Cala Domestica si trova nella costa sud-occidentale della Sardegna  nel territorio di Buggerru.

È costituita da una lunga striscia di sabbia bianca e fine, incorniciata da promontori di arenaria e dominata da una torre spagnola.

Si tratta di un vero e proprio museo archeologico a cielo aperto, infatti da questa spiaggia venivano imbarcati i minerali estratti dalle miniere circostanti fino al 1940. Tuttora si possono osservare le rovine di depositi e gallerie scavate dai minatori per le estrazioni.

La spiaggia si può suddividere in due cale: la cala maggiore è caratterizzata da un’ampia insenatura di sabbia soffice con colori tra il bianco, il dorato  e l’ambrato. Alle spalle della spiaggia si estende la macchia mediterranea formata da arbusti e cespugli. Davanti si affaccia un mare cristallino, riconosciuto tra i più belli della Sardegna.

Il fondale è basso e sabbioso con qualche presenza di scoglio al largo e vicino ai promontori. Il mare non sprofonda subito e per questo la spiaggia è ideale anche per le famiglie con bambini.

La seconda cala è raggiungibile a nuoto dalla spiaggia principale, costeggiando il promontorio, oppure a piedi passando attraverso una galleria scavata dai minatori. Questa spiaggia, chiamata La Caletta, risulta essere più intima e appartata, ideale per chi vuole godere un po’ di relax e pace.

La presenza di una ricca vita sottomarina, con diverse varietà di flora e fauna, attira quanti praticano lo snorkeling o la pesca subacquea. Grazie al mare trasparente si può appunto ammirare diverse specie di pesci e rendersi conto di quanto la natura incontaminata faccia da padrone in quest’area.

La Storia

Sul promontorio sinistro si erge una Torre Aragonese, raggiungibile attraverso un sentiero roccioso che dalla spiaggia porta alla cima della falesia.

La torre risale al periodo che va da il XVII e il XVIII secolo e veniva utilizzata dagli spagnoli come punto di controllo di tutta la costa circostante.

E’ stata inoltre utilizzata nella Seconda Guerra Mondiale dalla marina come torre di avvistamento.

Alcuni documenti storici narrano che i lavori per la costruzione della torre ebbero inizio verso il 1765 e che venne ultimata solo verso il 1785 con il nome di Nuova Torre di Caladomestica, dopo un crollo parziale avvenuto in fase di lavoro. La fortificazione ha una struttura cilindrica alta circa 10 metri e realizzata in pietra calcarea.

Lungo la parete della torre si aprono sei feritoie e, all’interno del vano, vi è la presenza di una cisterna utilizzata per la raccolta dell’acqua piovana.

Tramite una scala ricavata lungo la parete in muratura, si poteva accede al lastrico d’armi, utilizzato però nella Seconda Guerra Mondiale come posto di osservazione.

Attività e Informazioni

Cala Domestica è ideale anche per gli amanti di sport quali kitesurf e windsurf, grazie alla conformazione della cala. Seppur sembri un luogo abbastanza riparato, il vento di Maestrale si incanala all’interno dell’insenatura generando mareggiate ideali per questi sport. 

Un altro sport molto praticato in questa zone è l’arrampicata: la presenza di scogliere a picco sul mare la rende una delle mete preferite per i climber di tutta Europa.

La conformazione del territorio è anche ideale per fare escursioni a cavallo in mezzo alla natura incontaminata e per percorrere sentieri di trekking lungo la costa, ammirando questo panorama mozzafiato.

La spiaggia è raggiungibile dall’ampio parcheggio attraverso una passerella che porta direttamente alla prima cala. È presente inoltre un punto di ristoro e vi è la possibilità di noleggiare canoe e pedalò per godere della vista della spiaggia dal mare.

Da Cagliari è possibile arrivare a Cala Domestica procedendo dalla S.S. 130 in direzione Carbonia-Iglesias. Superata Iglesias si procede in direzione Gonnesa fino allo svincolo per Buggerru. Da qui si procede verso la S.P. 83 fino ad un bivio con indicazioni per Cala Domestica. La stradina arriva sino al parcheggio.

Buggerru Cosa Vedere

Buggerru Sardegna

Gallerie Henry

Buggerru Sardegna

Nella località Planu Sartu a Buggerru si trova una delle opere minerarie più suggestive visitabili nel Sulcis-Iglesiente: si tratta della Galleria Henry.

Scavata nel 1865, la galleria, unica nel suo genere, veniva utilizzata per il  trasporto del minerale, dalle zone di estrazione fino alle laverie.

Venne messa in funzione nel 1892 e consentiva l’impiego di una locomotiva a vapore che, grazie ad una moderna rete ferroviaria, permise di soppiantare i lenti ed onerosi trasporti dei minerali con i muli.

Attraverso le piccole gallerie e i sentieri scolpiti nella roccia, è possibile godere di panorami mozzafiato sulla costa a strapiombo sul mare.

Museo del Minatore

Il Museo del Minatore è un’esposizione multimediale allestita nell’officina di fine Ottocento della società mineraria, vicina al porto di Buggerru.

Il museo ospita i macchinari dell’epoca ed una mostra permanente, che racconta la storia di Buggerru e del suo territorio attraverso reperti archeologici, fossili, minerali, fotografie, oggetti della vita quotidiana, documenti, mappe, utensili ed altro.

Sono stati ricostruiti anche lo spaccio della miniera ed il vecchio cinema.

Buggerru Sardegna

Ex Centrale Elettrica

Buggerru Sardegna

L’Ex Centrale Elettrica di Buggerru rappresenta uno dei primi esempi di centrale elettrica in Sardegna.

Non si hanno notizie storiche di questo edificio, l’unica cosa certa è che fosse alimentata dal motore di un sottomarino.

Nel 2006, grazie ai fondi della Comunità Europea, è stata ristrutturata ed oggi viene usata come sala per convegni e come  sede del Consiglio Comunale di Buggerru.

Ex Ba

L’EX BA’ è un edificio che venne costruito nell’ultimo decennio del XVIII secolo.

Lo scopo per cui fu edificato era quello di essere la torretta dell’ex bacino di approvvigionamento dell’acqua, per le lavorazioni e le officine minerarie.

Rappresenta un raro esempio di archeologia mineraria per struttura e dimensioni e  dal 2005 è stato ristrutturato per ospitare un centro di aggregazione sociale.

Buggerru Sardegna

Chiesa di San Giovanni Battista

Buggerru Sardegna

La Chiesa di San Giovanni Battista nasce nel villaggio minerario di Buggerru. La Direzione delle miniere fece edificare la chiesetta mononavata di San Giovanni Battista agli inizi dell’ultimo ventennio del XIX secolo.

I primi restauri iniziarono nel 1930 quando gli arredi in legno e la balaustra furono sostituiti con manufatti in marmo realizzati in stile rinascimentale; proseguirono nel 1948 con l’aggiunta della scenografica scalinata ed ancora nel 1969 quando la balaustra fu demolita per eliminare la separazione dello spazio presbiteriale dal resto dell’aula.

Negli anni ’70 la chiesa subì un ulteriore restauro. La facciata è ancora l’elemento architettonico di spicco dell’edificio, e denuncia l’iniziale stile neoclassico. Infatti si organizza in un porticato costituito da quattro colonne impostate su alti plinti che reggono un architrave liscio sul quale poggia il timpano, anch’esso privo di decorazioni ma racchiuso in una cornice che delimita la parte interna rincassata.

Al centro della facciata si apre il portale di accesso, sormontato da un oculo di piccole dimensioni e affiancato da due nicchie, ricavate nella muratura che ospitano le statue di Santa Barbara e di San Giovanni Battista, entrambe scolpite in arenaria e risalenti rispettivamente alla fine del XIX e alla prima metà del XX secolo

Adiacente alla chiesa si erge la casa parrocchiale, edificata nel 1883. Vicino al presbiterio si offrono alla pietà dei fedeli una statua della Vergine vestita interamente di bianco, e quella del Sacro Cuore, abbigliato con una tunica bianca e il mantello rosso

La Storia

Nato nel 1864, Buggerru ha origini che derivano dall’attività estrattiva nel Sulcis-Iglesiente.

All’inizio del 1900 il paese raggiunse il suo maggior splendore e veniva chiamata “Petit Paris” (la piccola Parigi) in quanto tutti i massimi dirigenti delle miniere trasferirono le proprie famiglie nel borgo minerario.

La popolazione era divisa in due ceti molto netti tra loro:

  • i dirigenti delle miniere
  • i minatori

Per i primi erano presenti numerosi servizi innovativi per il periodo, tra i quali un cinema, un teatro, e un circolo di riservato ai dirigenti della società mineraria.

Mentre i minatori lavoravano in condizioni disumane, costretti a turni di lavoro massacranti e sottopagati. Numerosi furono infatti gli incidenti mortali sul lavoro che portarono alla fondazione della Federazione dei minatori.

Buggerru è conosciuta per il primo sciopero generale in Italia, che si concluse nel sangue e noto come l’Eccidio di Buggerru.

Il 4 settembre 1904, a causa delle sempre peggiori condizioni di lavoro imposte dal direttore delle miniere, minatori si rifiutarono di lavorare, e la società chiamò l’esercito che fece fuoco sugli operai, uccidendone 3  e ferendone molti altri.

Con la crisi del settore minerario il paese inizio a spopolarsi. Sino a che nel 1960 si è costituito in comune autonomo, con la frazione omonima staccata dal comune di Fluminimaggiore.